Urologia e andrologia condividono gli stessi organi e spesso gli stessi pazienti. In studio si affrontano insieme, perché separarle costringerebbe l’uomo a raccontare due volte la stessa storia a due medici diversi. Qui trovi che cosa comprendono, quando rivolgersi allo specialista e come si svolgono gli esami.
La prostata, prima di tutto
È il motivo più frequente di visita urologica dopo i cinquant’anni. L’ipertrofia prostatica benigna non è un tumore e non vi si trasforma: è un aumento di volume della ghiandola che comprime l’uretra e cambia il modo di urinare. Getto più debole, esitazione all’inizio, gocciolamento finale, risvegli notturni. Si valuta con l’esplorazione rettale, l’ecografia sovrapubica con misura del residuo post-minzionale e il punteggio IPSS. La terapia va dagli alfa-litici agli inibitori della 5-alfa-reduttasi, fino alla chirurgia disostruttiva nei casi con ritenzione o calcolosi vescicale.
La prostatite è invece il disturbo tipico dell’uomo giovane e adulto: bruciore, dolore perineale o testicolare, urgenza, talvolta dolore all’eiaculazione. La forma batterica acuta risponde agli antibiotici in poche settimane; la sindrome dolorosa pelvica cronica è più lunga da gestire e richiede di distinguere la componente infiammatoria da quella muscolare e neuropatica.
Per la prevenzione oncologica il riferimento resta il dosaggio del PSA a partire dai cinquant’anni, anticipato a quarantacinque in presenza di familiarità. Un PSA alterato non significa tumore: infezioni, ritenzione, ciclismo intenso e la stessa esplorazione rettale lo alzano. Serve leggerlo nel tempo e nel contesto. Le indicazioni aggiornate sono nelle linee guida EAU sul carcinoma prostatico.
Vie urinarie e infezioni
Cistiti, uretriti, epididimiti e calcolosi urinaria hanno in comune un sintomo — il dolore o il bruciore — e cause molto diverse. Nell’uomo un’infezione urinaria non è mai banale come nella donna: sotto i cinquant’anni va sempre cercata una causa, che sia un’ostruzione, un calcolo o un rapporto a rischio.
Le infezioni sessualmente trasmesse meritano un discorso a parte. Chlamydia e gonorrea danno spesso pochi sintomi e possono lasciare esiti sulla fertilità; l’HPV è frequentissimo e quasi sempre silente. La diagnosi si fa con tampone uretrale o test molecolare sulle urine del primo mitto, e la terapia va estesa al partner. Il portale del Ministero della Salute mantiene una scheda aggiornata sulle IST. La terapia antibiotica si sceglie sull’antibiogramma, dopo il tampone: nessuno schema vale per tutti, e la durata del ciclo va rispettata fino in fondo anche quando i sintomi passano dopo due giorni.
Fimosi, frenulo corto, varicocele
Sono tre condizioni anatomiche che si risolvono con interventi brevi e in anestesia locale, ma che restano spesso trascurate per anni.
- Fimosi: il prepuzio non si retrae completamente. Nell’adulto causa dolore al rapporto, microlesioni e balanopostiti ricorrenti. Nelle forme lievi si tenta con corticosteroidi topici, altrimenti si opta per la plastica prepuziale o la circoncisione.
- Frenulo corto: tira in erezione, può lacerarsi e sanguinare. La frenuloplastica dura una ventina di minuti e ha un recupero di due settimane.
- Varicocele: dilatazione delle vene del plesso pampiniforme, quasi sempre a sinistra. Va corretto quando è sintomatico, quando si accompagna a ipotrofia testicolare o a un’alterazione dello spermiogramma in un uomo che cerca una gravidanza.
Infertilità maschile
In circa metà delle coppie che non concepiscono entro un anno esiste un fattore maschile, isolato o associato. Il percorso comincia dallo spermiogramma eseguito secondo i criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ripetuto a distanza di almeno due settimane perché la variabilità individuale è alta. Seguono l’esame obiettivo, l’ecografia scrotale con doppler e, secondo il quadro, il profilo ormonale e l’indagine genetica. Molte cause sono correggibili: varicocele, infezioni, terapie ormonali fai-da-te, esposizione professionale al calore.
Il testicolo: autopalpazione e segnali
Il tumore del testicolo è il tumore solido più frequente fra i quindici e i trentacinque anni ed è anche uno dei più guaribili, a patto di arrivarci presto. Si scopre quasi sempre da soli: un nodulo duro, non dolente, che non si muove con le dita. L’autopalpazione mensile sotto la doccia, quando lo scroto è rilassato, richiede un minuto. Qualunque nodulo merita un’ecografia entro pochi giorni, non «tra qualche mese se resta».
Il dolore acuto e improvviso a un testicolo, invece, è un’urgenza vera: la torsione va operata entro sei ore per salvare l’organo. In quel caso si va in pronto soccorso, non si aspetta l’appuntamento.
Domande frequenti
Ogni quanto serve una visita urologica di controllo?
In assenza di sintomi, ogni due anni dai quarantacinque e ogni anno dai cinquanta con dosaggio del PSA. Con familiarità per tumore prostatico si anticipa di cinque anni.
La visita andrologica prevede esami invasivi?
No. Comprende colloquio, esame obiettivo dei genitali e, quando indicata, l’ecografia. L’esplorazione rettale si esegue solo se il quadro lo richiede e dura pochi secondi.
Il varicocele va sempre operato?
No. Un varicocele asintomatico, con testicolo di volume normale e spermiogramma nella norma, si tiene sotto osservazione. L’indicazione nasce dal dolore, dall’ipotrofia o dal desiderio di paternità con parametri seminali alterati.
Serve l’impegnativa del medico di base?
No, l’attività dello studio è privata. Porta però con te referti ed esami precedenti: fanno risparmiare tempo e talvolta un esame in più.
Per fissare un appuntamento: +39 06 3735 1940. Se il disturbo riguarda l’erezione, la pagina dedicata è Disfunzioni erettili; per la terapia rigenerativa vedi Onde d’urto.
Pagina informativa. Le indicazioni cliniche riportate seguono le linee guida della European Association of Urology e non sostituiscono in alcun caso la valutazione diretta di un medico.